Yoga
Hatha Yoga: posture, respiro e ascolto, al tuo ritmo.
Sweat. Music. Myth.
Lezioni individuali di Yoga, Pilates e Reformer a Brescia. Una pratica cucita su di te, un'ora alla volta.

Cos'è PULSE
PULSE è un battito. È quell’impulso che ti fa sentire la vita addosso. Si ispira a Savitr, la divinità vedica che incarna l’energia capace di risvegliare e mettere in movimento. Muoversi, lasciarsi attraversare dalla musica, ritrovare nelle storie qualcosa che risuona dentro di noi. È da qui che nasce la mia pratica.
Solo tu e io: ogni lezione parte da dove sei oggi. Hatha Yoga, Pilates e Reformer, insieme a mobilità, forza e respiro.
Vuoi avvicinarti allo yoga o al pilates con qualcuno che ti segua passo passo.
Pratichi già e vuoi approfondire posture, allineamento e consapevolezza.
Cerchi un giorno a settimana di controllo, mobilità e recupero per allenarti meglio.
Hatha Yoga: posture, respiro e ascolto, al tuo ritmo.
Matwork: forza profonda, controllo e postura.
Pilates sul Reformer: resistenza guidata, precisione e allungamento.

Orari
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Chi sono
Insegno Yoga, Pilates e Reformer. Nella mia pratica il corpo lavora e suda, la musica dà il ritmo e ogni postura porta con sé una storia da attraversare.
Lavoro uno a uno perché ogni corpo ha i suoi tempi: costruiamo insieme una pratica che ti somigli, che tu stia iniziando o che tu voglia spingerti più in là.
Formazione
La musica è il battito della pratica. Playlist per muoverti, respirare e rallentare, anche quando pratichi da sola.
Ascolta su Spotify
PULSE: Yoga e Mito. Posture e miti da attraversare sul tappetino. Ogni episodio racconta la storia che si nasconde dietro una postura e ti accompagna a viverla nel corpo.
Myth & Movement
Gira la roulette e scopri la postura, il mito e l'episodio di oggi.
Episodio 10 — La forza che si coltiva
LA FORZA
La postura di Vasiṣṭha
Il mito, in breve
Vasiṣṭha vive nel suo eremo quando arriva Viśvāmitra, un re potente, con tutto il suo esercito. Grazie a Śabalā, la vacca straordinaria dell’eremo, Vasiṣṭha nutre ogni soldato. Il re la vuole per sé e prova a prenderla con la forza, ma ogni arma si spegne contro il bastone del saggio. Viśvāmitra capisce allora che esiste una forza che nessun esercito può conquistare. Lascia il trono e comincia un lungo cammino di disciplina, fino a diventare anch’egli un saggio. La forza di Vasiṣṭha non si impone: è stata coltivata, giorno dopo giorno.
Sul tappetino
La forza vera non si prende. Si coltiva, un respiro alla volta.
Nel corpo
Dalla plank ruota sul fianco, spingi il pavimento lontano con la mano e solleva il bacino. Il braccio in alto continua la linea delle spalle.
Tempo
3–5 respiri per lato
Libreria PULSE

Trovare l’equilibrio
La Mezza Luna
Chandra, il dio della luna, sposò le ventisette figlie di Dakṣa, le stelle che segnano il cammino lunare. Ma fra tutte preferiva Rohiṇī e trascurava le altre. Dakṣa, furioso per l’ingiustizia, lo maledisse: Chandra avrebbe perso lentamente la propria luce fino a scomparire. La luna cercò allora rifugio in Śiva, che la accolse tra i suoi capelli. La maledizione non fu cancellata, ma trasformata in un ciclo: Chandra continua a calare, poi torna a crescere. La sua luce non resta mai identica, eppure la luna non smette di essere luna.
Sul tappetino
L’equilibrio non è immobilità. È imparare a restare mentre tutto si muove.
Nel corpo
Radica la gamba d’appoggio. Allunga la gamba sollevata e apri gradualmente il torace.
Tempo
3–5 respiri
▶ Ascolta su Spotify
L’onestà che sostiene
La postura di Ananta
Ananta significa “senza fine”. È il grande serpente cosmico, chiamato anche Śeṣa, disteso sull’oceano primordiale mentre sostiene Viṣṇu nel suo sonno. Intorno a lui l’universo nasce, si dissolve e ricomincia; Ananta rimane, non perché sia rigido, ma perché non deve fingere di essere altro da ciò che è. Nella sua quiete non c’è passività: c’è una stabilità profonda, capace di sostenere il movimento del mondo senza inseguirlo.
Sul tappetino
Non serve fare di più per essere stabili. Serve togliere ciò che non è vero.
Nel corpo
Allunga il fianco a terra, mantieni il bacino stabile e distendi la gamba verso l’alto senza perdere il centro.
Tempo
5 respiri per lato
▶ Ascolta su Spotify
L’amico che porta la montagna
La spaccata di Hanumān
Durante la guerra narrata nel Rāmāyaṇa, Lakṣmaṇa viene ferito gravemente. Per salvarlo serve la sanjīvanī, un’erba che cresce su una montagna lontana e deve arrivare prima dell’alba. Hanumān vola fino alla montagna, ma davanti a tutte quelle piante non riesce a riconoscere quella giusta. Non torna indietro e non finge di sapere: solleva l’intera montagna e la porta con sé. Il suo gesto non nasce dalla perfezione, ma dall’attenzione e dalla scelta totale di esserci quando un amico ha bisogno.
Sul tappetino
Non ha la risposta perfetta, ma sceglie comunque di esserci. Per chi porteresti la montagna intera?
Nel corpo
Usa i supporti necessari. Allunga le gambe progressivamente e mantieni il bacino orientato in avanti.
Tempo
30–45 secondi
▶ Ascolta su Spotify
Il pesce che chiede fiducia
Il Pesce
Manu trova tra le mani un pesce minuscolo che gli chiede protezione. Lo mette in un vaso, ma il pesce cresce; lo sposta in uno stagno, poi in un fiume e infine nell’oceano. Solo allora il pesce rivela di essere Matsya, una forma di Viṣṇu, e annuncia l’arrivo di un diluvio. Manu prepara una barca con i semi della vita, i saggi e la conoscenza da salvare. Quando le acque sommergono il mondo, Matsya guida la barca attraverso il caos. La salvezza comincia dal gesto di avere ascoltato qualcosa che, all’inizio, sembrava troppo piccolo per essere importante.
Sul tappetino
Qual è il piccolo segnale che dentro di me sta chiedendo fiducia?
Nel corpo
Solleva lo sterno, apri il petto e mantieni il collo libero, senza caricare il peso sulla testa.
Tempo
5 respiri
▶ Ascolta su Spotify
Il segreto ascoltato in profondità
La posizione di Matsyendra
Śiva decide di trasmettere a Pārvatī gli insegnamenti più segreti dello yoga e sceglie un luogo isolato, vicino all’oceano. Crede che nessun altro possa sentirli. Nell’acqua, però, un pesce ascolta in silenzio. Non interrompe, non chiede, non cerca di impadronirsi delle parole: rimane presente abbastanza a lungo perché l’insegnamento lo trasformi. Quel pesce diventa Matsyendra, il “signore dei pesci”, ricordato come uno dei grandi maestri della tradizione Nātha. La sua conoscenza non nasce dalla conquista, ma da un ascolto così profondo da cambiare la sua forma.
Sul tappetino
Che cosa dentro di me posso sentire solo se smetto di forzare?
Nel corpo
Allunga la colonna durante l’inspiro e approfondisci dolcemente la torsione durante l’espiro.
Tempo
5 respiri per lato
▶ Ascolta su Spotify
La libertà dentro il nodo
L’Aquila
Garuḍa nasce dentro una storia già cominciata. Sua madre Vinatā è diventata schiava di Kadrū e dei Nāga a causa di un inganno che lui non ha commesso. Per liberarla, Garuḍa accetta di conquistare l’amṛta, il nettare dell’immortalità custodito dagli dèi. Attraversa il fuoco, supera le difese celesti e arriva fino al vaso, ma non beve neppure una goccia. Viṣṇu, colpito dalla sua forza e dal suo dominio di sé, gli concede l’immortalità; Indra recupera poi il nettare, mentre Vinatā viene liberata. Garuḍa raggiunge il potere senza dimenticare la ragione del viaggio.
Sul tappetino
A volte la libertà non comincia aprendo le ali. Comincia imparando a restare presenti dentro ciò che ci stringe.
Nel corpo
Piega le ginocchia, avvolgi gambe e braccia, allarga il dorso e trova un punto fermo davanti a te.
Tempo
5 respiri
▶ Ascolta su Spotify
Quando il dolore diventa rabbia
Il Guerriero II
Dakṣa organizza un grande sacrificio e invita dèi e sovrani, ma esclude deliberatamente Śiva. Satī, sua figlia e sposa di Śiva, si presenta comunque e viene umiliata davanti all’assemblea. Incapace di restare dentro quel disprezzo, entra nel fuoco del sacrificio. Quando Śiva apprende la sua morte, il dolore diventa furia: strappa una ciocca dei propri capelli e la scaglia a terra. Da quel gesto nasce Vīrabhadra, il guerriero terribile che irrompe nel rito e lo distrugge. Non è l’immagine rassicurante della forza interiore: è il momento in cui una ferita trova un corpo, una direzione e un’azione.
Sul tappetino
Che cosa succede quando il dolore prende forma per agire?
Nel corpo
Piega il ginocchio anteriore, mantieni la gamba posteriore attiva e guarda oltre la mano davanti a te.
Tempo
5 respiri per lato
▶ Ascolta su SpotifyLa forma nascosta del sostegno
La Tartaruga
Dèi e asura vogliono recuperare ciò che è andato perduto e raggiungere l’amṛta, il nettare dell’immortalità. Per farlo zangolano l’oceano di latte, usando il monte Mandara come bastone e il serpente Vāsuki come corda. Ma il monte comincia a sprofondare. Allora Viṣṇu prende la forma di Kūrma, una tartaruga, si immerge sotto l’oceano e accoglie il monte sul proprio guscio. Nessuno lo vede, eppure tutto il lavoro dipende da lui: dall’oceano emergono veleno e tesori, e infine il nettare. Kūrma non guida il movimento e non lo reclama: lo rende possibile restando al di sotto.
Sul tappetino
Ciò che sostiene non sempre si vede. Che cosa ti tiene a galla mentre tutto intorno si agita?
Nel corpo
Da seduta, apri le gambe e piega le ginocchia. Scivola con le braccia sotto le ginocchia e lascia che il busto scenda verso terra senza forzare.
Tempo
5–8 respiri
▶ Ascolta su SpotifyLa forma della trasformazione
Il Re della Danza
Śiva entra nella foresta di Tillai nelle sembianze di Bhikṣāṭana, un mendicante. I saggi che vivono lì non lo riconoscono e reagiscono alla sua presenza cercando di distruggerlo: evocano una tigre, un serpente, un nano feroce. Śiva non fugge. Indossa la pelle della tigre, si avvolge il serpente al collo, posa il piede sul nano Apasmāra e comincia a danzare. È la danza del Naṭarāja, il re della danza, che crea e dissolve il mondo nello stesso gesto. I saggi capiscono chi hanno davanti solo quando smettono di difendersi e guardano.
Sul tappetino
Ogni trasformazione chiede di lasciar andare una forma. Che cosa sei disposta a far danzare via?
Nel corpo
Radica il piede d’appoggio, afferra il piede posteriore e spingilo nella mano mentre il petto si apre in avanti. Il braccio libero indica la direzione.
Tempo
3–5 respiri per lato
▶ Ascolta su SpotifyLa forza che si coltiva
La postura di Vasiṣṭha
Vasiṣṭha vive nel suo eremo quando arriva Viśvāmitra, un re potente, con tutto il suo esercito. Grazie a Śabalā, la vacca straordinaria dell’eremo, Vasiṣṭha nutre ogni soldato. Il re la vuole per sé e prova a prenderla con la forza, ma ogni arma si spegne contro il bastone del saggio. Viśvāmitra capisce allora che esiste una forza che nessun esercito può conquistare. Lascia il trono e comincia un lungo cammino di disciplina, fino a diventare anch’egli un saggio. La forza di Vasiṣṭha non si impone: è stata coltivata, giorno dopo giorno.
Sul tappetino
La forza vera non si prende. Si coltiva, un respiro alla volta.
Nel corpo
Dalla plank ruota sul fianco, spingi il pavimento lontano con la mano e solleva il bacino. Il braccio in alto continua la linea delle spalle.
Tempo
3–5 respiri per lato
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Yoga · Pilates · corpo libero — pratiche individuali 1:1.
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